IL PROGETTO POLITICO DELLA DESTRA IN 900 PAROLE

 

IL PROGETTO POLITICO DELLA DESTRA IN 900 PAROLE

Diversamente dalla sinistra, la destra ha un progetto politico lucido e perfettamente coerente con le sue radici ideologiche. Si può riassumere nella famosa frase di Giorgia Meloni "Questa Nazione va rivoltata come un calzino" (notare "Nazione" piuttosto che "Paese"). Per farlo, è implicito, va smantellato pezzo per pezzo l'opposto progetto di democrazia sociale – che la sinistra ha rinunciato da tempo a fare suo – delineato nella Costituzione scaturita dalla Resistenza; un progetto che la destra non ha mai digerito. A questo compito di smantellamento, il governo Meloni si sta dedicando con grande impegno. Si tratta di un lavoro già iniziato con leggi ordinarie quali il decreto sicurezza, ma che non può andare in porto se non vengono prima infrante le barriere erette dai Costituenti contro il pericolo di un riemergere di derive autoritarie.

Le prime barriere da abbattere sono quelle poste dalle democrazie liberali con il principio della separazione dei poteri. L'attacco è già sferrato con la riforma dell'ordinamento giudiziario, ingannevolmente chiamata separazione delle carriere. Ingannevolmente, perché, dato che di fatto tale separazione esiste già, è chiaro che non può essere quello il vero obiettivo della riforma. Così come è chiaro – anche per "voci dal sen fuggite" di esponenti della maggioranza – che l'intento è quello di arrivare a porre in primo luogo i pubblici ministeri sotto il controllo del governo, mettendo nel mirino anche i giudici. Questa riforma, che pur indebolirebbe notevolmente la magistratura nel suo complesso, non basterebbe, è vero, a conseguire pienamente questo risultato; ma con la rigida separazione della magistratura requirente da quella giudicante sancita con lo sdoppiamento del CSM, ne è il necessario presupposto. I passi successivi potranno essere fatti con leggi ordinarie, come è avvenuto in tutti i paesi che hanno seguito questa strada. Che l'intento sia quello, lo indicano del resto proposte di leggi ordinarie già presentate in Parlamento come quella (DDL. S. 993) che, senza toccare l'art. 112 Cost. che stabilisce l'obbligatorietà dell'azione penale, indica quali siano i reati che dovranno essere perseguiti con priorità, costringendo quindi i Pm ad applicare le direttive della maggioranza di governo. Così come lo fanno temere anche certe dichiarazioni relative alla polizia giudiziaria, la cui disponibilità potrebbe essere sottratta alla magistratura.

Ma al progetto politico della destra non basta liberarsi della separazione dei poteri cara alle democrazie liberali. Per realizzare l'obiettivo della concentrazione del potere è necessario fare piazza pulita anche delle barriere ben più solide poste dalla democrazia costituzionale, in nome della quale l'art. 1 Cost. afferma che la sovranità appartiene sì al popolo, che la esercita però nelle forme e con i limiti previsti dalla Costituzione. I Costituenti volevano così difendere la democrazia anche dalle possibili ubriacature del popolo sovrano, provocate con abili campagne mediatiche di propaganda. La fragilità delle barriere poste dalle democrazie liberali era infatti ben chiara ai Costituenti che avevano assistito alla progressiva demolizione dello Statuto Albertino con leggi ordinarie. Introdussero quindi il principio della rigidità della Costituzione che prevede che le modifiche costituzionali siano approvate con una procedura aggravata che contempla anche la possibilità del referendum senza quorum, come quello che ci aspetta appunto sull'ordinamento giudiziario. Non solo, hanno anche previsto organi di garanzia che si aggiungono alla magistratura a presidio dello Stato di diritto. Ovvero la figura del Presidente della Repubblica come custode della Costituzione e quella del giudice delle leggi impersonato dalla Corte Costituzionale. La destra quindi, per portare a termine il suo progetto autoritario, deve mettere sotto controllo questi due organi. A questo deve servire quella che Giorgia Meloni ha chiamato "la madre di tutte le riforme": il premierato. Sarebbe quello il vero coronamento dell'azione del suo governo, che sancirebbe la definitiva rottamazione della Costituzione del '48, democratica e antifascista.

Il progetto del premierato ha due pilastri, l'elezione diretta del premier e una legge elettorale con premio che assicuri una solida maggioranza alla coalizione vincente che esprime il premier. Dopo mesi di silenzio, prima a beneficio dell'autonomia differenziata e ora a beneficio della riforma della giustizia, Il progetto è stato di recente rilanciato da Giorgia Meloni. L'obiettivo del premierato consentirebbe alla coalizione vincente, sovra-rappresentata dal premio, di eleggere alla Presidenza della Repubblica un suo esponente, dato che dopo il terzo scrutinio l'elezione può avvenire con la sola maggioranza assoluta del Parlamento in seduta comune. E, conseguentemente, la maggioranza di governo potrebbe acquisire anche il controllo della Consulta visto che, su quindici giudici, cinque sono eletti dal Parlamento e cinque sono nominati appunto dal Capo dello Stato. I supremi organi di garanzia e di tutela della democrazia costituzionale sarebbero così asserviti al potere politico.

Spazzate via tutte le barriere preposte alla tutela della democrazia, potrebbe proseguire indisturbato l'attacco già in corso a fondamentali diritti di libertà come la libertà di espressione, la libertà di insegnamento, la libertà di stampa, la libertà di riunione, con l'obiettivo, già all'ordine del giorno dell'attuale legge di bilancio, di colpire lo Stato sociale in quanto tale, con l'appiattimento della progressività del sistema fiscale e con un rinnovato impulso alle privatizzazioni secondo il credo economico neoliberista a cui la destra politicamente illiberale aderisce pienamente. Con buona pace non solo dei principi costituzionali di eguaglianza e di solidarietà, che la destra peraltro non ha mai considerato suoi, ma anche di quello di libertà di cui, paradossalmente, si finge invece paladina.

Ecco il progetto politico della destra. A questo disegno autoritario che vuole rottamare la Costituzione antifascista, le forze di sinistra devono contrapporre il progetto di darle piena attuazione, come non è ancora stato fatto. Attuazione e difesa ovviamente, a cominciare dall'imminente referendum sull'ordinamento giudiziario. L'auspicio di chi ha a cuore la democrazia può solo essere quello di vedere travolto da una valanga di NO questo primo fondamentale pilastro del programma della destra.

Augusto Cacòpardo Coordinamento per la democrazia costituzionale, Firenze


Proposta di presentazione per 42rosso (478 caratteri):

Augusto Cacòpardo smonta in 900 parole la coerenza del progetto politico della destra italiana: smantellare la separazione dei poteri con la riforma della giustizia, neutralizzare gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale) con il premierato, per poi colpire indisturbati Stato sociale e libertà fondamentali. Un'analisi lucida che lega il referendum sull'ordinamento giudiziario al disegno complessivo di rottamazione della Costituzione del '48.

Vuoi che ti prepari anche hashtag e un'eventuale scheda analitica nel tuo formato standard (occhiello/abstract/analisi per punti/concetti-soggetti/valutazione critica)?


Ecco la scheda nel formato standard, più gli hashtag per la pubblicazione.


SCHEDA ANALITICA

Occhiello / parole chiave: Premierato — Separazione dei poteri — Riforma della giustizia — Corte Costituzionale — Costituzione del '48 — Destra autoritaria — Referendum ordinamento giudiziario

Abstract: Cacòpardo sostiene che, a differenza della sinistra, la destra italiana persegue un progetto politico coerente e organico: smantellare progressivamente le garanzie costituzionali della democrazia liberale e costituzionale per concentrare il potere nell'esecutivo. L'autore ricostruisce la sequenza logica del disegno — riforma della giustizia, premierato, controllo degli organi di garanzia — fino al suo esito finale: la libertà d'azione su Stato sociale, fisco e diritti di libertà.

Analisi per punti:

  1. Premessa generale: la destra ha un progetto lucido e radicato nelle sue origini ideologiche (la "Nazione da rivoltare come un calzino" di Meloni), volto a smantellare il progetto di democrazia sociale costituzionale, mentre la sinistra avrebbe da tempo rinunciato a un proprio progetto altrettanto organico.

  2. Prima barriera — separazione dei poteri: la riforma dell'ordinamento giudiziario (separazione delle carriere) è letta come strumento per sottoporre i PM (e indirettamente i giudici) al controllo del governo, tramite lo sdoppiamento del CSM; il DDL S. 993 sulle priorità di azione penale è citato come prova del reale intento.

  3. Seconda barriera — democrazia costituzionale: l'art. 1 Cost. limita la sovranità popolare alle forme costituzionali proprio per difenderla dalle "ubriacature" prodotte da campagne mediatiche; la rigidità costituzionale e gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale) sono i presìdi che la destra dovrebbe neutralizzare.

  4. Il premierato come perno: definito da Meloni "la madre di tutte le riforme", il premierato (elezione diretta + premio di maggioranza) permetterebbe alla coalizione vincente di controllare anche l'elezione del Presidente della Repubblica (dopo il terzo scrutinio, maggioranza assoluta) e la metà dei giudici costituzionali nominati dal Capo dello Stato.

  5. Esito finale: una volta abbattute le barriere di garanzia, l'attacco a libertà di espressione, insegnamento, stampa, riunione potrebbe procedere indisturbato, insieme allo smantellamento dello Stato sociale (flat tax, privatizzazioni) secondo il credo neoliberista.

  6. Indicazione politica: l'autore invita la sinistra a contrapporre un proprio progetto di piena attuazione della Costituzione, a partire dal voto contrario al referendum sull'ordinamento giudiziario.

Concetti-soggetti chiave:

  • Separazione dei poteri / separazione delle carriere

  • CSM (sdoppiamento)

  • Premierato e legge elettorale maggioritaria

  • Organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale)

  • Rigidità costituzionale / democrazia costituzionale vs. sovranità popolare

  • Stato sociale e fiscalità progressiva

  • Neoliberismo e privatizzazioni

  • Giorgia Meloni, governo Meloni

  • Costituzione del 1948 / antifascismo

Valutazione critica finale: Il testo ha il pregio di una ricostruzione sistemica — non si limita a criticare singole misure, ma ne individua la logica sequenziale (giustizia → premierato → organi di garanzia → diritti e Stato sociale), un impianto argomentativo solido sul piano istituzionale. Il limite è che l'analisi resta quasi interamente sul terreno giuridico-costituzionale, senza approfondire le determinanti politico-economiche del progetto (a chi serve la concentrazione del potere, quali interessi di classe vengono tutelati dallo smantellamento del fiscale progressivo e dalle privatizzazioni). Resta inoltre implicita, e qui debole, la diagnosi sul perché la sinistra "abbia rinunciato" a un proprio progetto: l'affermazione è enunciata ma non argomentata. Si tratta quindi di un testo efficace come strumento di mobilitazione referendaria e di divulgazione istituzionale, ma da affiancare — nella tua lettura comparata — a testi che leghino più esplicitamente la deriva costituzionale italiana alla cornice più ampia di crisi dell'egemonia liberal-democratica e ristrutturazione autoritaria del capitalismo (un nesso che softer testi di taglio giuridico come questo tendono a lasciare sullo sfondo).


Hashtag: #Costituzione #Premierato #SeparazioneDeiPoteri #ReferendumGiustizia #OrdinamentoGiudiziario #DemocraziaCostituzionale #Antifascismo #CorteCostituzionale #DestraItaliana #DirittiDiLibertà




Commenti

Post popolari in questo blog

Augusto Graziani e l’equilibrio economico generale di Luca Timponelli*

Social Foundations of Markets, Money and Credit Costas Lapavitsas

Continua lo smantellamento del SSN a vantaggio dei grandi privati Francesco Cappello